
STORIA
Il Consulente Familiare muove i suoi primi passi in Italia negli anni ‘40 del secolo scorso, voluto fortemente da don Paolo Liggeri che, di fronte all’esigenza di sostegno psicologico richiesto da gruppi familiari annientati dalla guerra, nel 1948 istituì il primo consultorio familiare presso l’Istituto La Casa di Milano. Liggeri è stato tra i fondatori dell’Ucipem (Unione dei Consultori Italiani Prematrimoniali e Matrimoniali) ed ha affermato la centralità del Consulente Familiare nelle equipe dei Consultori come figura indispensabile per la relazione d’aiuto basata sull’ascolto attivo, sull’intervento non direttivo, empatico e non giudicante.
Il primo Corso di formazione per Consulenti Familiari si tenne a Torino, per iniziativa del Centro “Punto Famiglia”, negli anni 1974/75, condotto dal Prof. Jean Lemaire, fondatore dell’Association Francaise Centres Consultation Coniugale e suoi collaboratori, e dal Centro di psicoterapia e psicopedagogia di Torino. Nel 1976 fu fondata, a Roma, la “Scuola Italiana Consulenti Familiari”, che da subito ebbe una grande diffusione con decine e decine di corsi in oltre 40 città. Nel 1977 nasce l’A.I.C.C.eF. per volere di Giovanna Bartholini , consulente familiare formatasi con Lemaire e Rogers.
METODOLOGIA
La Consulenza Familiare, si avvale di una propria metodologia d’intervento.

La non direttività.
La professionalità.
L’interdisciplinarietà.
La relazione.
Con il concetto di non direttività s’intende riconoscere e garantire il rispetto della Persona, nonché l’esclusione di qualsiasi tipo di pressione da parte del Consulente nei confronti dell’utente.
La globalità nell’affrontare i casi e la pluridisciplinarità, intesa come collaborazione collegiale che permette al professionista di porsi nelle diverse angolazioni di lettura, vanno a rinforzare il concetto di ricchezza della persona nelle molteplici valenze umane che necessitano di essere tenute tutte in considerazione.
La relazione che si instaura tra consulente ed utente, ha una prospettiva di ricerca dei propri valori e delle proprie risorse, perché sia la persona stessa a riconoscersi e a collocarsi nella sua realtà concreta, ma soprattutto sia libera di compiere le proprie scelte con maturità e responsabilità; sia in grado di autodeterminarsi.
L’approccio all’utente, da parte del Consulente Familiare, segue gli orientamenti indicati dalla scuola non direttiva di Karl Rogers che pone l’utente al centro della relazione d’aiuto, ponendo incondizionatamente e a priori fiducia nelle sue possibilità e, facendosi forte dell’idea che la Consulenza sia un’esperienza di vita.
Nella Consulenza, sono utilizzate tecniche di sostegno con l’obiettivo di ricostruire o stabilizzare il funzionamento della persona, modificandone gli aspetti meno adeguati e rafforzando quelli più positivi e costruttivi.
Il vantaggio di questo approccio consiste nell’apprendimento, da parte dell’utente, della capacità di gestire qui ed ora, le proprie risorse, perché all’insorgere di altri momenti di crisi, difficilmente abbia ancora bisogno dell’aiuto del Consulente.
IL CONSULENTE FAMILIARE
Il Consulente Familiare è un esperto dell’ascolto e della relazione. È il professionista socio-educativo “professionista delle relazioni umane” che accoglie l’altro nella sua totalità, con competenza, autenticità ed empatia. Aiuta i singoli, la coppia o il nucleo familiare ad affrontare, prevenire e risolvere le problematiche comunicativo-relazionali. Il Consulente Familiare permette all’altro di aumentare la propria consapevolezza e lo aiuta a riattivare le proprie risorse interne per poter uscire dal momento di “disagio” e per riprendere in mano la propria vita. I Consulenti Familiari sono operatori muniti di un’adeguata preparazione, capaci di stabilire relazioni d’aiuto professionali ed efficaci all’interno dei Consultori Familiari o nei propri contesti lavorativi.
Il CF:
- Attua percorsi formativi centrati su atteggiamenti e tecniche di accoglienza, ascolto ed autoascolto, che valorizzano la persona nella totalità delle sue componenti.
- Si avvale di metodologie specifiche e dell’approccio teorico-pratico della Psicologia Umanistica che agevolano i singoli, la coppia ed il nucleo familiare nelle dinamiche relazionali a mobilitare le risorse interne ed esterne per le soluzioni possibili.
- Si integra, ove occorre, con altri specialisti.
- Agisce nel rispetto delle convinzioni etiche delle persone e favorisce la maturazione che le renda capaci di scelte autonome e responsabili.
- È tenuto al segreto professionale. La professione del Consulente Familiare è riconosciuta e regolamentata dalla Legge 14 gennaio 2013, n. 4 “Disposizioni in materia di professioni non organizzate”, sulle professioni non organizzate in ordini e collegi, entrata in vigore il 10 febbraio 2013.
I valori che guidano il Consulente Familiare sono:
- L’affermazione del valore assoluto della persona e di ogni persona, come essere razionale e relazionale, ricco di emozioni e di sentimenti, di storia e di esperienze, di limiti e di risorse, mai riducibile ad un “caso” e tanto meno al suo “disagio” o al suo “problema”.
- Il riconoscimento del primato della coscienza personale, che richiede un pieno rispetto, con la disponibilità e la discrezione nell’offrire e nell’utilizzare strumenti adatti, perché l’utente sia in grado di scegliere e di decidere con rettitudine e verità.
- La valorizzazione della libertà, che esplica tutte le sue potenzialità quando diviene processo di liberazione progressiva da tutto ciò che limita o addirittura offende la dignità della persona, e impegno di sviluppo delle sue ricche potenzialità, ben consapevoli che non si nasce liberi, ma si diviene liberi e quindi responsabili.
- L’esperienza e la promozione della gratuità, come valore espressivo e ricchezza della persona, che si libera e guarisce dalla ricerca del possesso, aprendola all’incontro interpersonale empatico e dotando l’indispensabile professionalità di un supplemento di umanità.
- La convinzione della laicità, che evita ogni deriva ideologica, ispirandosi ai valori evangelici, nella consapevolezza dell’accoglienza di ogni persona, senza alcuna discriminazione, bensì con la preferenza accordata agli esclusi e agli ultimi.
Il Consulente Familiare ha una preparazione teorica di base nelle varie discipline socio-educative, pedagogiche, psicologiche, sanitarie, sociologiche, giuridiche e nelle altre scienze umane, relativamente agli aspetti del disagio del singolo, della coppia e del nucleo familiare.
L’ASSOCIAZIONE DI CATEGORIA
L’A.I.C.C.eF., l’Associazione professionale che ne tutela la professione, definisce il Consulente della coppia e della famiglia, più semplicemente chiamato Consulente Familiare, nell’esercizio delle sue funzioni un professionista della relazione di aiuto che:
a) attua percorsi centrati su atteggiamenti e tecniche di accoglienza, ascolto e auto ascolto che valorizzino la persona nella totalità delle sue componenti;
b) si avvale di metodologie specifiche che agevolano i singoli, la coppia e il nucleo familiare nelle dinamiche relazionali a mobilitare le risorse interne ed esterne per le soluzioni possibili;
c) si integra, ove occorra, con altri specialisti;
d) agisce nel rispetto delle convinzioni etiche delle persone e favorisce in esse la maturazione che le renda capaci di scelte autonome e responsabili;
e) è tenuto al segreto professionale.

